Le Lavandaie

I luoghi, le strade e le tradizioni della vita delle lavandaie. Un percorso unico dove si incontrano storia, natura, leggenda e vita popolare

Torre e diga a Pretola (Perugia)

Il sentiero delle lavandaie

Escursione lungo il “Sentiero delle Lavandaie”.

Dislivello 200 metri (da 400 a 200)
Tempo di percorrenza con “guida” e relative soste nei luoghi legati alla storia delle lavandaie 3 ore
Tempo di percorrenza del sentiero : andata e ritorno 2 ore
Comuni interessati Perugia
Cosa c’è da vedere Il Patrimonio Culturale allegato alla scheda
Partenza e arrivo Perugia (sottopasso Porta Pesa) – Sentiero delle lavandaie – Pretola
Il ritorno a Perugia Il ritorno a Perugia potrà avvenire a piedi, o anche utilizzando i servizi di “Umbria Mobilità” – autobus di linea e treno regionale

Presto potrai scaricare il file gpx per seguire il percorso e utilizzarlo con il tuo smartphone

Porta Pesa: punto di arrivo e partenza

L’escursione può iniziare dal sottopasso di Porta Pesa (ex-porta del Carmine): punto d’arrivo o partenza delle lavandaie di Pretola. Da questo arco partivano o arrivavano dei carri carichi di panni. Scendendo lungo il Borgo di Fontenuovo, a poche centinaia di metri, sulla sinistra s’incontra una fontana con due archi, l’uno a sesto acuto, l’altro a tutto sesto, monumentalizzata nel XIV secolo, che dà il nome al quartiere. Qui le lavandaie, venendo su scalze, prima di mettere gli zoccoli per entrare in città, si lavavano i piedi.

Verso Pretola

Quando ripartivano, scendevano verso il Cimitero della città, lungo l’antica via etrusco-romana, poi via Regale. A circa 1 km dalla fontana, scendendo a sinistra, c’è l’ingresso del sentiero che porta al paese di Pretola. Il punto é riconoscibile perché poco prima dell’inizio del percorso, vi è la c.d. Porta dei leoni, in laterizio, del XVI sec. Attribuita all’Alessi, sormontata da un leone di epoca romana, mentre una seconda scultura accanto alla porta è stata trafugata anni fa La porta attualmente è in cattivo stato di conservazione.

A poche decine di metri si segnalano emergenze significative: un vecchio molino per la macinazione delle olive, e l’importante complesso templare della Chiesa e Monastero di San Bevignate (XIII Secolo), con affreschi legati alle vicende dei templari, e importanti resti archeologici di età romana, nei suoi sotterranei. Nelle vicinanze è anche il Cimitero storico e monumentale di Perugia, interessante per la storia civile, sociale, artistica ed architettonica di Perugia.

La leggenda dell’edicola della “Madonnina”

Scendendo lungo il sentiero che porta verso il fiume, incontriamo un paesaggio con colline ricche di olivi e macchia mediterranea. Il sentiero costeggia il fosso del Camposanto, e dopo circa 40 minuti si arriva nei pressi della “Madonnina”, un’edicola rurale dei primi del ‘900, fatta erigere, dalla famiglia Pero Eugenio. La leggenda ci dice che, lo stesso Pero Eugenio, sognò di trovare nel sottosuolo di quel luogo un tesoro. E infatti sembra che nel terreno dove oggi è edificata l’edicola rurale, fu trovata una pignatta di “marenghi d’oro”.

Quindi, Pero Eugenio, per “grazia ricevuta”, fece costruire l’edicola rurale. Gli anziani del paese ricordano la “Madonnina” anche come luogo dove i giovani dei primi del ‘900 si promettevano amore. Negli anni a cavallo delle due guerre mondiali, l‘edicola rurale era anche il capolinea di processioni religiose, che partivano e facevano ritorno alla chiesa parrocchiale. Spesso le lavandaie, nel percorrere il sentiero, in segno di devozione, effettuavano una breve sosta presso l’edicola rurale.

Il vigolo

Alle porte del paese di Pretola, a pochi centinaia di metri dal fiume Tevere, scendendo a destra, rimane ben visibile il fosso. Fino ai primi anni ’60, il fosso era una grande risorsa economica per le lavandaie; sono ben vivi nei ricordi della gente, i luoghi e i volti delle donne che ogni giorno vi lavavano i panni. L’escursione può avviarsi a conclusione, visitando i luoghi più significativi di questa storia. Si può vistare il vicolo (vigolo), dove ogni fondo aveva il necessario per fare “la bucata”: la fornacetta e il grande vaso di terracotta (scina).

Gli inginocchiatoi

La famiglia di Elda Giovagnoni aveva tre “scine”, di diverse grandezze. Proseguendo verso il fiume , si può visitare la Torre Medievale (XIII secolo) con i resti del molino per la macinazione del grano, e vedere anche i resti della chiusa, collocati in un punto molto piacevole sul fiume Tevere. In questi luoghi, le lavandaie, aiutate anche dai rispettivi mariti o figlie, con le loro carrette portavano i tanti panni da lavare. Passavano intere giornate a lavare inginocchiate nelle loro “barche” (inginocchiatoi di legno), e sulle loro pietre.
Altri contenitori indispensabili, erano i secchi con il “ranno” e i bacinoni (con il turchinetto). Le lavandaie erano poverissime, ma con il loro faticoso e umile lavoro erano di grande sostegno alla loro famiglia, e alla loro città.

La chiesa di San Nicola e il pozzo medievale

La nostra escursione può continuare visitando la Chiesa di San Nicola, con affreschi di epoca medievale e rinascimentale. Lungo il percorso che va dalla torre alla Chiesa, s’incontra un pozzo medievale ben conservato. A poca distanza dal pozzo, presso la Scuola Materna, nei locali sede dell’Associazione, si può visitate il centro documentazione demo-etno-antropologico e la mostra che racconta anche la Storia delle Lavandaie. Infine, si potrà visitare una “fornacetta” dell’epoca presso una casa colonica a Santa Petronilla – a circa 2 Km. da Pretola.