Il bosco didattico

Area verde con oltre 1.000 specie botaniche arboree, serre, roseti, frutteti e laghetti: grande esempio di riqualificazione ambientale e cittadinanza attiva

Viale del Bosco Didattico con la Torre del Molino della Catasta, Ponte Felcino (Perugia)

Il bosco didattico 

Gli spazi del Bosco Didattico

L’arboreto

Con la parola “arboreto” si vuole semplicemente indicare una collezione di alberi situata all’aperto. Al Bosco didattico di Ponte Felcino vi è uno dei più estesi arboreti dell’Italia centrale, all’interno del quale le diverse specie sono state disposte raggruppandole in base ad affinità botaniche. Il criterio prevalente utilizzato è stato quindi quello di raggruppare le diverse specie seguendo la classificazione tassonomica per famiglia botanica di appartenenza.
In quest’area del Bosco didattico sono presenti tutte le specie arboree dell’Italia centrale (querce, pini, aceri, olmi, frassini….) ma anche molte specie provenienti da altre zone dell’Italia e da tutto il mondo: Larici, Eucalitti, Sequoie, Araucarie, Palme di diverse specie…
Un piccolo campionario dell’ampia variabilità presente nel Mondo naturale e in particolare in quello vegetale: una variabilità da ammirare e da gustare, ma soprattutto da salvaguardare.

 

Presto potrai scaricare il file gpx per seguire il percorso e utilizzarlo con il tuo smartphone

Piante tropicali

Inaugurata il 12 Dicembre 2004, la nuova serra delle piante tropicali contiene centinaia di specie provenienti da tutti i continenti della fascia tropicale (Africa, Asia, America centro meridionale). La serra tropicale è stata realizzata recuperando e valorizzando la cupola di acciaio e plexiglass che aveva protetto il più importante monumento della città di Perugia, la fontana maggiore, durante i lavori di restauro.
La cupola presenta un diametro di 30 m e un’altezza complessiva di 10 m, dotata di impianti automatizzati per l’areazione, l’irrigazione, il riscaldamento e la refrigerazione. L’interno della cupola è caratterizzato da un percorso ad anello che permette al visitatore di osservare e visionare, anche a breve distanza, le varie specie di piante tropicale della collezione: dalla pianta del caffè all’avocado, dai numerosi Ficus alle orchidee, dalla Papaya all’elegante Syzigium. Quali ulteriori elementi di arredo, all’interno della cupola sono stati realizzati uno stagno con flora e fauna acquatica tropicale e una parte rocciosa costruita con delle rocce naturali da cui fuoriescono delicati sgocciolii e su cui si arrampicano felci e muschi. Tutte le piante sono state messe a dimora in piena terra, in modo da garantirgli le migliori condizioni possibili per la loro crescita.

Le piante succolenti

Le succulente, o piante grasse, sono specie xerofile adattate a vivere in ambienti aridi, semiaridi o estremi, presenti in tutti i continenti e rappresentati da varie Famiglie. La serra che ospita queste specie si presenta ricca sia di esemplari di grandi dimensioni ed età avanzata,
che di giovani piante, da pochi mesi di vita a 4-5 anni.

Nelle mappe in allegato sono stati individuati i luoghi in cui erano posti i traghetti da Montecastelli a Solfagnano-Parlesca. Tali luoghi sono raggiungibili in automobile. L’esposizione, in fase definitiva, è di circa 400 metri quadrati con una parte della collezione sistemata in aiuole a terra e una parte su gradinata. Le famiglie rappresentate sono molte, la più numerosa, come in natura, quella delle cactaceae tipica del continente Americano, poi a seguire mesembriantemaceae aloaceae asclepiadaceae euphorbiaceae crassulaceae portulacaceae agavaceae liliaceae.
Insieme ad esemplari di notevoli dimensioni convivono le ultime nate, piccole piante ottenute da seme che ogni anno arricchiscono la collezione e danno la possibilità di conoscere le varie e splendide fasi di crescita di rare specie difficilmente osservabili.

Tutte le stagioni sono adatte per la visita della collezione, anche se la Primavera può riservare le sorprese maggiori per le fioriture, come quella delle cactaceae. Alcuni generi (es. Echinocereus, Ferocactus, Selinicereus, Epiphyllum, Cereus…) offrono magnifici e coloratissimi fiori; anche l’autunno e l’inverno possono riservare piacevoli sorprese, soprattutto con le specie del continente Africano.
Gli esemplari più vecchi ospitati in serra sono cactaceae colonnari di 2/4 m. di altezza e globose di 20/40 cm. di diametro, le più piccole sono mesembriantemaceae, Lithops e Conophytum (piante sasso), di 0,5-1 cm. e poco più. Alcuni generi come le Haworthia, Euphorbia, Mammillaria sono rappresentati con molte specie di varie località geografiche, ed è proprio questa diversità di forme, spinagione e colori a rendere affascinante questo mondo a molti poco conosciuto.

 

 

Gli ambienti acquatici

In tutte le epoche e in tutte le zone geografiche, l’acqua rappresenta un elemento caratterizzante di moltissimi giardini e parchi botanici: dai giardini francesi a quelli giapponesi, dai grandi parchi delle ville reali ai piccoli giardini privati, dalle fontane alle piscine, dai ruscelli agli stagni.
La realizzazione di ambienti acquatici permette di creare degli habitat peculiari in cui inserire particolari forme viventi che altrimenti non potrebbero essere presenti in un giardino: si tratta soprattutto di animali come i pesci, le tartarughe, le rane, ma anche vegetali come le ninfee, i fiori di loto e alcune specie di papiro e di canne palustri.
Si tratta principalmente di piante particolari dette idrofite che hanno il proprio apparato radicale completamente immerso nell’acqua, ancorato sul fondo o sospeso nell’acqua stessa, con steli più o meno lunghi che portano l’apparato fogliare sulla superficie.

All’interno del Bosco didattico sono presenti una fontana, un ruscello, una cascata e due laghetti, oltre ad uno stagno all’interno della serra tropicale e al canale di adduzione della ex centrale idroelettrica, che devia parte dell’acqua del Tevere attraversando tutto il bosco.
In questi spazi sono state inserite alcune idrofite come la ninfea (Nymphea ibrida), il loto d’Egitto (Nelumbo nucifera), il giunco fiorito (Butomus umbellatus), la Nymphoides peltata.

 

Il bosco planinziale

Un bosco è qualcosa di più di un semplice insieme di alberi: è un ecosistema complesso in cui vivono e interagiscono molte componenti vegetali e animali, in armonia con l’ambiente circostante. Per lo stesso motivo, il “bosco didattico” vuole essere qualcosa di più di una semplice collezione (per quanto ricca) di famiglie, generi e specie ed è proprio con l’intento di mostrare come le diverse specie interagiscono tra loro che è stato realizzato all’interno del bosco didattico un impianto che rappresenti un modello di bosco planiziale su un’area di circa 5.000 m².

I boschi planiziali (o boschi planiziari) sono quelle formazioni forestali che occupano i terreni di pianura e che nell’Italia peninsulare sono caratterizzate da una serie di specie che trovano in queste zone le condizioni ottimali per la loro crescita: in particolare le specie più frequenti all’interno di questi boschi sono la farnia (Quercus robur), il farnetto (Quercus frainetto) e il carpino bianco (Carpinus betulus), spesso accompagnate da altre specie più sporadiche quali il frassino ossifillo (Fraxinus angustifolia), l’olmo campestre (Ulmus minor) e l’acero campestre (Acer campestris). Nelle aree dell’Italia centrale è facile riscontrare all’interno di tali formazioni anche il leccio (Quercus ilex), sebbene esso sia una specie tipica di altre associazioni vegetazionali.

L’obiettivo per cui è stato realizzato questo impianto, oltre a presentare un esempio di come era l’ambiente in cui si trova il bosco didattico prima delle trasformazioni operate dall’uomo, è quello di stimolare la realizzazione di analoghi interventi di rinaturalizzazione in altre zone della Valtiberina.